Home > Stato di attuazione del Piano Stralcio Rischio Idraulico

  • 2016 MARLINS TIME OF YEAR EVALUATE ...

  • 45 INSIDE 45 EVAN SCRIBNER



























La nostra attività interessa i bacini idrografici in sinistra del fiume Arno, tra Rignano sull’Arno e Marcignana di Empoli nei comprensori di bonifica n.21 (Valdelsa) e n.22 (Colline del Chianti).


Galleria fotografica (3 foto)

Generalità

Il Piano di Bacino del fiume Arno – Stralcio Rischio Idraulico, approvato con D.P.C.M. del 5.11.1999, prevede la realizzazione di una serie di interventi strutturali volti a mitigare il rischio idraulico sull’asta dell’Arno e sui suoi affluenti. Il Piano indica azioni operative in termini di interventi da realizzare e di norme e direttive da applicare, secondo una strategia impostata su varie tipologie di interventi strutturali, oltre che su adeguati interventi di manutenzione idraulica e di ripristino delle sistemazioni idraulico-forestali.
La prima tipologia prevede il potenziamento della capacità di laminazione delle aree fluviali ancora disponibili all’esondazione sia lungo l’Arno (per un totale di circa 140 Mmc), sia lungo gli affluenti (per un totale di circa 157 Mmc), attraverso la realizzazione di aree ad esondazione controllata utilizzabili per la laminazione dell’onda di piena.
In particolare, le aree oggetto di intervento sono state suddivise in:

  • aree di tipo A, per le quali si può procedere alla progettazione preliminare degli interventi in quanto non sussistono motivi ostativi se non parziali ridefinizioni dei confini;
  • aree di tipo B, per le quali si rendono necessarie ulteriori verifiche di fattibilità da realizzarsi prima della fase di progettazione preliminare;
  • aree di tipo C, per le quali viene proposto lo stralcio per motivi legati sia alla presenza di manufatti o opere in corso di attuazione e/o in previsione, che di infrastrutture e servizi già esistenti che impediscono la realizzazione delle aree di laminazione, sia alla possibilità di soluzioni alternative offerte dal piano stesso.

Con Delibera del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno n.142 del 15.3.2000, la Regione Toscana è stata incaricata di curare l’attuazione dei suddetti interventi. Con Protocollo di Intesa stipulato in data 4.6.2001 e successive integrazioni, la Regione Toscana ha individuato come enti attuatori numerose Amministrazioni Locali tra cui la Provincia di Firenze; in prima fase la Provincia di Firenze si è assunta il solo compito di coordinamento tecnico delle progettazioni degli interventi ricadenti entro il proprio ambito territoriale di competenza. Successivamente, in data 13.5.2003, la Provincia di Firenze ha stipulato con la Regione Toscana un atto, integrativo del suddetto Protocollo d’Intesa, in cui si è assunta l’impegno di ente attuatore delle verifiche di area vasta e della progettazione degli interventi già definiti, limitatamente agli interventi localizzati nel proprio ambito amministrativo di competenza e per i quali non erano stati ancora individuati i soggetti attuatori. La Provincia si è riservata espressamente la facoltà, con il Protocollo di Intesa del 13.5.2003, di individuare enti sub-attuatori per gli interventi presi in carico; in particolare ha individuato il Consorzio di bonifica Colline del Chianti come ente sub-attuatore (Protocollo di Intesa stipulato in data 18.3.2004) per la progettazione di:

  • casse di espansione sul fiume Arno in loc. San Colombano (tipo B);
  • casse di espansione sul torrente Greve in loc. Mantignano (tipo A);
  • casse di espansione sui torrenti Greve ed Ema (tipo B);
  • casse di espansione sul torrente Pesa (tipo A);
  • casse di espansione sul torrente Pesa (tipo B);
  • bocche tarate sui borri Panicale e Cesto e sul torrente Chiesimone (tipo B).

In data 29.3.2004 è stato trasmesso alla Provincia di Firenze il Programma operativo redatto ai sensi della Delib. n.141 del 15.3.2000 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del fiume Arno, per l’opportuna trasmissione alla Regione Toscana.
In data 17.6.2004 è stato trasmesso alla Provincia di Firenze il Documento preliminare (integrazioni in data 21.12.2004) redatto ai sensi della Delib. n.141 del 15.3.2000 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del fiume Arno, per l’opportuna trasmissione alla Regione Toscana.
Con il Documento integrativo del Protocollo d’intesa del 18.3.2004 per la sub-attuazione delle verifiche d’area vasta del piano di bacino del fiume Arno del 18.7.2005, la Provincia di Firenze ha affidato al Consorzio anche le verifiche a scala di bacino dell’intero sistema di opere.
Il Quaderno 6 del Piano – Inquadramento delle problematiche e sintesi degli strumenti di intervento previsti dal progetto di Piano di Bacino ed il Programma operativo della Provincia – prevedono i seguenti volumi per la laminazione delle casse: (a.) 7.7 Mmc, (b.) 1.17 Mmc, (c.) 2.86 Mmc, (d.) 6.74 Mmc, (e.) 0.76 Mmc. Per quanto riguarda le bocche tarate (f.), la Provincia avrebbe stimato un volume di circa 2.5 Mmc.
Sono stati costituiti diversi Gruppi di progettazione. L’attività viene svolta con interfaccia ampia allo studio di area vasta ed in continua retroazione con lo stesso.

[A] – PESA (VALLE) E VIRGINIO
Si tratta di un sistema di casse di espansione di tipo A e di tipo B della bassa Pesa (dalla periferia sudest di Montelupo fino alla confluenza di destra idraulica con il borro di Ritortolo) e del Virginio (dalla confluenza in Pesa fino all’abitato Mela, a valle di Baccaiano). Interessano i comuni di Montelupo F.no, Lastra a Signa e Montespertoli. Il gruppo di progettazione è costituito da tecnici del Consorzio di Bonifica Colline del Chianti, Regione Toscana Sett. Tutela del Territorio, Provincia di Firenze Direzione Difesa del Suolo, Comune di Montelupo F.no, Comune di Lastra a Signa, Comune di Montespertoli.

[B] – PESA (MONTE)
Si tratta di un sistema di casse di espansione di tipo A della bassa e media Pesa (dalla confluenza di destra idraulica con il borro di Ritortolo fino al Ponte Rotto). Interessano i comuni di Scandicci, Montespertoli e San Casciano. Il gruppo di progettazione è costituito da tecnici del Consorzio di Bonifica Colline del Chianti, Regione Toscana Sett. Tutela del Territorio, Provincia di Firenze Direzione Difesa del Suolo, Comune di Scandicci, Comune di San Casciano, Comune di Montespertoli.

[C] – GREVE (VALLE) E EMA
Si tratta di sistemi di casse di espansione di tipo B della bassa e media Greve (da Ponte a Greve alla Certosa) e dell’Ema (dalla confluenza in Greve fino alle Cascine del Riccio). Interessano i comuni di Scandicci, Firenze e marginalmente Bagno a Ripoli. Il gruppo di progettazione è costituito da tecnici del Consorzio di Bonifica Colline del Chianti, Regione Toscana Sett. U.R.T.T. di Firenze, Provincia di Firenze Direzione Difesa del Suolo, Comune di Firenze, Comune di Scandicci.

[D] – GREVE (MONTE)
Si tratta di sistemi di casse di espansione di tipo B della bassa e media Greve (dalla cassa del parcheggio scambiatore di Certosa fino a monte dell’abitato di Greve). Interessano i comuni di Impruneta, San Casciano e Greve. Il gruppo di progettazione è costituito da tecnici del Consorzio di Bonifica Colline del Chianti, Regione Toscana Sett. U.R.T.T. di Firenze, Provincia di Firenze Direzione Difesa del Suolo, Comune di Impruneta.

[E] – GREVE ALLA FOCE
Si tratta di un sistema di casse di espansione di tipo A della bassa Greve, alla confluenza in Arno. Interessano il comune di Firenze. Quelle in sinistra si trovano nell’area di acque basse della Piana di Settimo mentre quelle in destra si trovano in parte nell’area golenale dell’Argingrosso e argine delle Carrozze, in parte in un’area con forti interferenze insediative ed infrastrutturali. In particolare la cassa nella golena tra Greve e Arno, delimitata dall’argine delle Carrozze, si trova in evidente interazione morfologica con quella dell’Argingrosso (progettazione di cui al protocollo di intesa tra Regione Toscana e Comune di Firenze del 3.1.2002). A garanzia di una progettazione omogenea e unitaria, viene costituito un gruppo di progettazione quasi speculare a quello della cassa dell’Argingrosso. Il gruppo di progettazione è costituito da tecnici del Consorzio di Bonifica Colline del Chianti, Regione Toscana Sett. Tutela del Territorio, Regione Toscana Area coord. Difesa del Suolo, Provincia di Firenze Direzione Difesa del Suolo, Comune di Firenze.

[F] – ARNO NELLA PIANA DI SETTIMO
Si tratta di casse di espansione di tipo B lungo l’asta dell’Arno, nell’area di acque basse della Piana di Settimo. Interessano i comuni di Scandicci e Firenze. Il gruppo di progettazione è costituito da tecnici del Consorzio di Bonifica Colline del Chianti, Regione Toscana Sett. Tutela del Territorio, Provincia di Firenze Direzione Difesa del Suolo, Regione Toscana Area coord. Difesa del Suolo, Comune di Lastra a Signa, Comune di Scandicci.

[G] – MEDIO VALDARNO
Si tratta di casse di espansione di tipo B a bocca tarata su torrenti minori: Panicale, Cesto e Chiesimone, che interessano il comune di Figline Valdarno. Il gruppo di progettazione è costituito da tecnici del Consorzio di Bonifica Colline del Chianti, Regione Toscana Sett. Tutela del Territorio, Provincia di Firenze Direzione Generale Sviluppo Territorio, Comune di Figline Valdarno, Comunità Montana Pratomagno.

Obiettivi e strategie

Per quanto riguarda gli obiettivi previsti nel Piano di Bacino del fiume Arno – Stralcio Rischio Idraulico, si rimanda a quanto è indicato in Quaderni dell’Autorità di bacino del fiume Arno: “Quaderno n.2 – Contributo conoscitivo all’elaborazione del Piano di Bacino (maggio 1994)”; “Quaderno n.5 – Sintesi del progetto di piano stralcio (Luglio 1996)”; “Quaderno n.6 – Inquadramento delle problematiche e sintesi degli strumenti di intervento previsti dal progetto di Piano di Bacino (settembre 1996)”; l’obiettivo complessivo è il contenimento di eventi di piena significativi, quale quello del 1992 e quello, ben più importante, del 1966. In particolare, la strategia per perseguire tale obiettivo, nel caso in esame, fa riferimento precipuamente a interventi di tipo strutturale miranti al potenziamento della capacità di laminazione delle residue aree fluviali, ancora disponibili alle esondazioni lungo l’Arno e gli affluenti.
Le valutazioni speditive del Piano Stralcio Rischio Idraulico, per quanto riguarda il torrente Pesa, indicano come obiettivo la riduzione della portata di picco (allo sbocco in Arno a Montelupo), per l’evento di riferimento, da 740 a 400 mc/s, indicando in 5.8 Mmc la necessità di invaso per ottenere il risultato; vengono poi stimati in 7.5 Mmc i volumi disponibili sulle aree di tipo A e B mappate e vincolate. Si considera che la realizzazione delle casse elimini il problema del rischio idraulico nel bacino della Pesa, trascurando però il fatto che, per esempio, il giorno 8.10.1993, si ebbero esondazioni diffuse nell’alto e medio bacino (che coinvolsero anche i centri urbani di Lucarelli e Sambuca), ovvero a monte delle previsioni di intervento del Piano. Tale evento risultò molto severo; alcune stazioni pluviografiche registrarono piogge associabili a tempi di ritorno elevatissimi (per es. la stazione di Società Agr. Caparsa, nel comune di Radda in Chianti, registrò un picco orario tra le ore 15 e 16 di 70 mm di pioggia; tale valore, facendo riferimento alle Linee Segnalatrici di Possibilità Pluviometrica per le stazioni di Empoli e Poggibonsi, ottenute mediante adattamento alla legge di distribuzione di Gumbel del massimo valore e regressione lineare multipla (Viti e Pagliara, 1990) è associabile ad un evento a tempo di ritorno di circa 200 anni; facendo invece riferimento alla LSPP della stazione di Ferrone, nell’ipotesi di comportamento scala invariante delle precipitazioni, ed adattando il fattore di frequenza alla distribuzione di Gumbel (Piano di Bonifica, 1996) tale evento risulta associabile a tempi di ritorno ancora maggiori). Risulta, a parte la severità dell’evento sopra citato, opportuno procedere alla riduzione del rischio anche nell’alta Pesa. Il Piano di Bonifica e Tutela del Territorio del Val di Pesa (giugno 1996) ha individuato interventi e metodi per la mitigazione del pericolo idraulico nell’intero bacino, ed in particolare nella parte alta e media, nella logica della complementarietà al Piano di Bacino. Si tratta di un percorso di ricostruzione delle pertinenze fluviali, con interventi che vanno dalla realizzazione di vere e proprie casse di espansione strutturate (comunque di basso impatto), all’eliminazione di arginature longitudinale, alla realizzazione di argini trasversali a campagna, all’acquisizione di aree golenali e restituzione alla pertinenza fluviale, al semplice allargamento delle fasce ripariali. Sono state già realizzate, peraltro, opere comprendenti interventi come quelle suddetti, a Campomaggio ed a Lucarelli, nel comune di Radda in Chianti, tra Petrazzo e la Casina, nei comuni di Castellina in Chianti, Greve in Chianti, Tavarnelle Val di Pesa (in questo caso, tra gli interventi di sistemazione di un tratto di corso d’acqua, è stata realizzata una verta e propria cassa di espansione strutturata a basso impatto). Dunque, l’attuazione del Piano di Bacino permette il raggiungimento degli obiettivi per quanto riguarda il contributo di piena all’asta dell’Arno e la mitigazione del rischio idraulico nel basso bacino della Pesa; per l’alto e medio bacino, bisognerà invece procedere secondo le previsioni del Piano di Bonifica e Tutela del Territorio del Val di Pesa. Risulta attualmente già realizzata la cassa di espansione del M.no dell’Ospedale, in sinistra idraulica in prossimità dell’abitato di Montelupo.

Si ritiene, poi, che sussistano le condizioni per innescare un importante progetto di ricerca. La progettazione di un sistema di laminazione costituito da una serie di casse di espansione off-stream lungo il torrente Pesa, è l’occasione per una proposta di sistemazione fluviale in senso ampio (river restoration) lungo l’intero tratto interessato dalle opere (circa 20-25 km di sviluppo). La necessità perciò di un approccio multidisciplinare è condizione necessaria per pervenire ad una proposta progettuale a valore aggiunto, ovvero che:

    • raggiunga l’obiettivo di cui al Piano Stralcio Rischio Idraulico ai fini della mitigazione del pericolo idraulico;
    • persegua la riqualificazione del tratto fluviale, intesa come obiettivo dello stato (comunque dinamico) di un corso d’acqua che permette di ottimizzare una serie di funzionalità (che possiamo indicare in senso ampio ambientali) dello stesso, attraverso azioni che indirizzano verso una configurazione stabile dal punto di vista geomorfologico ed ecologico.

L’approccio multidisciplinare permetterà l’analisi delle varie funzionalità del corso d’acqua, individuando la soluzione che ne ottimizza l’insieme attraverso valutazioni e scelte condivise anche dai vari portatori di interesse locali.
Discipline fondamentali possono considerarsi: Idraulica (fluviale, ….), Geomorfologia fluviale, Ecologia, Scienze naturali, Scienze forestali, Architettura del paesaggio.

Obiettivi della quota di progetto di ricerca afferente la progettazione preliminare delle casse di espansione, possono essere:

      • guidare le scelte progettuali al fine di dare valore aggiunto agli interventi del Piano Stralcio Rischio Idraulico;
      • impostare una successiva eventuale fase di monitoraggio e valutazione post-intervento delle scelte perseguite;
      • rendere “trasparente” la procedura di scelta tra le varie soluzioni;
      • aiutare a definire un “protocollo” condiviso dell’attività di tutela e difesa diffusa da parte del soggetto manutentore dell’intervento (da considerare in senso ampliato il piano di manutenzione dell’intervento per quanto riguarda la componente naturale).

Le valutazioni speditive del Piano, per quanto riguarda il torrente Greve, indicano deficit di volumi utili alla laminazione per raggiungere livelli significativi di sicurezza, rispetto alle stesse previsioni di Piano. In particolare si considerano obiettivi da raggiungere le laminazioni dei picchi di piena fino a 200 mc/s (Greve a Ferrone) e 450 mc/s (Greve a Scandicci; l’idrogramma di piena dei giorni 3-6 novembre 1966 ha registrato alla sezione terminale 505 mc/s, mentre quello di progetto si stima in 680 mc/s, tenendo conto di eventuali innalzamenti arginali); i volumi individuati, come sopra scritto, secondo il Piano sembrano insufficienti, per cui si auspica il reperimento di altri 0.9 Mmc. Allo stato attuale molte delle casse di tipo B, soprattutto nel tratto più alto, risultano già realizzate, anche se probabilmente da adeguare per ottimizzarne l’efficienza. La modellazione più puntuale prevista in fase di progettazione, permetterà di valutare con precisione le eventuali carenze volumetriche; obiettivo da raggiungere sarà pertanto anche una proposta di soluzioni, tecnicamente, ambientalmente ed economicamente accettabili, in aggiunta alle opere oggetto del presente documento, per massimizzare la sicurezza idraulica dell’area. Le casse invece nel tratto a valle di Scandicci (torrente Greve allo sbocco in Arno) servono a laminare, oltre che le piene della Greve, anche quelle dell’Arno. In particolare, comunque, le aree più a monte di destra Greve sembrano essere impegnate da insediamenti e infrastrutture di recente realizzazione. Potrà essere studiato un parziale utilizzo per l’autocontenimento delle acque basse della Piana di Settimo e di San Bartolo.
La Piana di Settimo ha come previsione le casse di tipo B di San Colombano (1 e 2) a monte e a valle del Depuratore di volume complessivo pari a circa 7.5 Mmc; tali casse collaborano con le altre dell’asta principale e degli affluenti a monte per ottenere obiettivi che riducano il picco dell’Arno a Signa (riferimento evento 6.11.1966) progressivamente a 4000-3800 mc/s (I fase di attuazione del Piano) ed a 3300-2900 mc/s (III fase di attuazione del Piano). Sembra sovrastimato il volume ipotizzato (quota di riferimento della cassa di San Colombano 2 a 28.0 m s.l.m., pari alla quota di riferimento della frontapposta cassa dei Renai, in destra d’Arno), anche in relazione all’opera per buona parte già realizzata di Parco di San Colombano, nel territorio comunale di Lastra a Signa. Viceversa si ritiene fortemente strategica, compatibilmente ai vincoli come quello per esempio sopra esposto, la realizzazione di tali casse, dal momento che i volumi di queste, in parte, possono essere destinati all’autocontenimento delle acque basse della Piana; infatti la sicurezza idraulica della Piana risulta essere fortemente a rischio nei momenti di intermittenza di scolo, ovvero quando il recettore Arno e, per rigurgito, la Greve ed il torrente Vingone, presentano peli liberi della corrente tali da chiudere le portelle di scarico delle acque basse. Peraltro la logica dell’autocontenimento, piuttosto che del rapido allontamento di impianti idrovori, produce risultati apprezzabili anche a scala di bacino.
Si riporta prospetto riepilogativo dei volumi necessari alla laminazione delle piene, secondo le previsioni del Piano Stralcio Rischio Idraulico:

Tipo A [Mmc]
Tipo B [Mmc]
Pesa – Virginio
6.74
0.76
Greve – Ema
0
2.86
Arno San Colombano
0
7.70
Greve sbocco Arno
1.17
0

 

Dunque, obiettivo generale da perseguire a scala di bacino è la mitigazione del pericolo idraulico ed in particolare del rischio di allagamenti, nelle aree adiacenti il corso d’acqua, comunque nel rispetto della qualità ecosistemica e paesaggistica del territorio circostante.

Impatti sulle componenti ambientali

La progettazione, ai sensi del Regolamento (D.P.R. 554/99), deve avere come fine fondamentale la realizzazione di opere di qualità e tecnicamente adeguate, che siano producenti del miglior rapporto benefici – costi di costruzione, manutenzione e gestione. La progettazione deve peraltro perseguire principi di minimizzazione dell’impegno di risorse materiali non rinnovabili e di massimo riutilizzo delle risorse naturali, di massima manutenibilità, durabilità dei materiali e dei componenti, sostituibilità degli elementi, compatibilità dei materiali ed agevole controllabilità delle prestazioni dell’intervento nel tempo.
Inoltre, alla tradizionale analisi costi-benefici si aggiunge la procedura di scelta della miglior opzione ambientale; dunque la fase di progettazione deve non solo accertare la fattibilità tecnico-ingegneristica e la giustificabilità in termini economici degli interventi, ma verificare anche l’accettabilità ambientale delle opere. Seguendo tale approccio, gli impatti sulle componenti ambientali delle opere e degli interventi da realizzare diventano elementi di progetto sulla base dei quali procedere alle migliori scelte, solamente comunque nel caso di accettabilità degli stessi.

Fasi e tempi di lavoro

Le fasi di lavoro progettuale relativamente alle casse di tipo A possono essere così schematizzate.

La FASE 1 (VALUTAZIONI PRELIMINARI) deve includere, oltre che la descrizione delle problematiche e delle opportunità che si aprono con l’intervento, l’individuazione dello scenario che si otterrebbe con il do nothing e il do minimum, una graduazione di priorità nei compiti da svolgere, la definizione dei vincoli di legge relativi al contesto in cui sono previsti gli interventi ed interagenti con gli stessi, una scelta di possibili opzioni e soluzioni per perseguire l’obiettivo previsto, la valutazione dei dati necessari per le opportune modellazioni e analisi e la loro modalità di recupero e/o acquisizione. Tale fase può concretizzarsi (ai sensi del TITOLO III Capo II Sezione Seconda (Progetto Preliminare) del D.P.R. 554/99) in parte della Relazione illustrativa ed in Elaborati grafici relativi ai vincoli.

La FASE 2 (ATTIVITA’ CONOSCITIVA) deve includere, oltre che il recupero dei dati, la loro analisi preliminare. In particolare i dati dovranno riguardare l’idrologia, la topografia dell’alveo, delle strutture in alveo ed in prossimità dello stesso, della floodplain, la dinamica d’alveo (intesa come valutazione di tipo qualitativo, mediante esame di carte, foto aeree, dati storici, dell’evoluzione alto-planimetrico del corso d’acqua), l’uso del suolo attuale e di previsione, elementi naturalistici ambientali (flora e fauna) del tipo uccelli, pesci, anfibi e rettili, invertebrati, specie arboree, arbustive, erbacee, etc. presenti, il paesaggio e/o l’architettura urbana. Tale fase può concretizzarsi in Allegati tecnici (modello idrologico; dati topografici; valutazioni speditive sulla dinamica d’alveo; indagini geologiche, geotecniche, idrogeologiche; dati di uso del suolo; elementi naturalistici; analisi del paesaggio) ed elaborati grafici relativi agli allegati suddetti.

Nella FASE 3 (SCELTA PROGETTUALE) si verificano, per ciascuna delle eventuali ipotesi progettuali, la fattibilità in termini tecnico-ingegneristici, la giustificabilità in termini economici, l’accettabilità in termini ambientali; ovvero si valuteranno i risultati idraulici relativamente alle vulnerabilità difese ed ai costi preventivati per la realizzazione e la successiva manutenzione delle opere, verificando per ognuna delle eventuali ipotesi gli impatti da essa prodotti. Tale fase può concretizzarsi nel completamento della Relazione illustrativa, nella Relazione tecnica, in Allegati tecnici (modello idraulico), negli elaborati grafici descrittivi degli interventi, nel Calcolo sommario della spesa. Nella Relazione illustrativa dovrà essere riportata l’indicazione di qualche possibile scenario di attuazione per stralci funzionali.
Lo Studio di prefattibilità ambientale si considera da inglobare nella predisposizione degli elaborati complementari per lo screening (procedura di verifica) di V.I.A. (ai sensi della LRT 79/98).

Verifiche di fattibilità

La Norma n.3 di attuazione del Piano stralcio per la riduzione del rischio idraulico nel bacino dell’Arno detta la disciplina di salvaguardia per le aree di tipo B.
Successivamente alle necessarie verifiche di fattibilità tecnica per la realizzazione degli interventi, le aree vincolate di tipo B possono diventare aree A assumendo il regime vincolistico di cui alla Norma n.2 oppure, sulla base dei risultati ottenuti, possono essere svincolate, ove risultino non determinanti per gli obiettivi del Piano. Possono inoltre prevedersi modifiche alla perimetrazione di queste aree.
In particolare le fasi di progettazione preliminare sono attuabili “previe verifiche di fattibilità ovvero di verificare la sostenibilità delle trasformazioni previste in rapporto agli aspetti territoriali e vincolistici”. In tal senso, oltre che in relazione alle osservazioni puntuali effettuate in fase di approvazione del Piano Stralcio Rischio Idraulico, sarà intesa la verifica. Dunque, nel caso di superamento della verifica di fattibilità, le aree di tipo B diventano di tipo A, e su cui perciò diventa possibile operare secondo il precedente schema indicato al p.to 8.
Ciascuna verifica di fattibilità è dettagliata in una Relazione di fattibilità, accompagnata dagli opportuni elaborati grafici esplicativi. Tale verifica non sostituisce la Relazione a corredo della domanda di attivazione della procedura di verifica di cui alla L.R.T. 79/98 art.11.
Agli elaborati relativi alla verifica di fattibilità provvederanno i gruppi di progettazione di cui ai precedenti paragrafi, coadiuvati dagli estensori dello Studio d’area vasta.

Stato delle attività

Sono state eseguiti e trasmessi alla Regione Toscana e all’Autorità di bacino del fiume Arno:

      • Verifiche di fattibilità “Casse di espansione di tipo B della Greve (valle) e dell’Ema”;
      • Verifiche di fattibilità “Casse di espansione di tipo B della Greve (monte)”;
      • Verifiche di fattibilità “Casse di espansione di tipo B della Pesa (valle) e Virginio”;
      • Verifiche di fattibilità “Casse di espansione di tipo B della piana di Settimo”;
      • Verifiche di fattibilità “Casse di espansione di tipo B nel comune di Figline Valdarno”;
      • Progetto preliminare n.368 “Opere sul corso del t.Virginio”;
      • Progetto preliminare n.348 “T.Pesa: realizzazione di una cassa di espansione integrata al progetto di variante alla S.P. n.12 in loc. San Vincenzo a Torri nel comune di Scandicci (FI)”;
      • Progetto preliminare n.303 “Realizzazione di cassa di espansione in loc. la Chiantigiana sul t.Greve nel comune di Impruneta”;
      • Progetto preliminare n.355 “Sistema di laminazione tra Ponte di Cappello e Falciani nei comuni di Impruneta e San Casciano V.P.”;
      • Progetto preliminare n.370 “Aree di laminazione San Colombano 1, nel comune di Scandicci”;
      • Progetto preliminare n.396 “F.Greve: interventi strutturali di riduzione del rischio idraulico in località Falciani, nei comuni di Impruneta e San Casciano in V.P.”;
      • Progetto preliminare n.385 “F.Greve: sistema di opere di laminazione dell’alta Greve, nel comune di Greve in Chianti”;
      • Progetto preliminare n.410 “Aree di laminazione San Colombano 2, nel comune di Lastra a Signa”;
      • Progetto preliminare n.411 “Sistema di laminazione e riqualificazione del t. Pesa”;
      • Progetto preliminare n.425 “F.Greve: sistema di laminazione di Greti, nel comune di Greve in Chianti”;
      • Progetto preliminare n.448 “Sistema di laminazione del t.Ema”;
      • Progetto preliminare n.435 “Sistema di laminazione del f.Greve al Ferrone”;
      • Progetto preliminare n.473 “Sistema di laminazione del f.Greve alla confluenza con il t.Ema”;
      • Progetto preliminare n.483 “Sistema di laminazione del f.Greve alla confluenza con il f.Arno”;.
      • Progetto preliminare n.471 “F. Greve: casse di espansione delle Bagnese”;
      • Progetto preliminare n.449 “F.Greve: sistema di laminazione del Passo dei Pecorai;
      • Progetto preliminare n.471: F.Greve: casse di espansione delle Bagnese”;
      • Progetto preliminare n.472: sistema di laminazione di Tavarnuzze.

Sono stati eseguite le indagini topografiche e geognostiche propedeutiche alle progettazioni preliminari sopra elencate. Sono scaricabili:

      • Livellazione di precisione e rilievo delle sezioni del t.Virginio;
      • Livellazione di precisione e rilievo delle sezioni del t.Pesa;
      • Livellazione di precisione e rilievo delle sezioni del t.Greve;
      • Livellazione di precisione e rilievo delle sezioni del t.Ema.

E’ stato attivato il Progetto di ricerca applicato “Riqualificazione del t.Pesa”.

Ha superato la fase di sceening di V.I.A. L.R.T. 79/98 art.11 il Progetto preliminare n.303 “Realizzazione di cassa di espansione in loc. la Chiantigiana sul t.Greve nel comune di Impruneta”.

Ha superato la fase di sceening di V.I.A. L.R.T. 79/98 art.11 il Progetto preliminare n.348 “T.Pesa: realizzazione di una cassa di espansione integrata al progetto di variante alla S.P. n.12 in loc. San Vincenzo a Torri nel comune di Scandicci (FI)”.

Sono stati redatti il Progetto definitivo ed il Progetto esecutivo n.348 “T.Pesa: realizzazione di una cassa di espansione integrata al progetto di variante alla S.P. n.12 in loc. San Vincenzo a Torri nel comune di Scandicci (FI)”.

Il Consorzio, con propri tecnici, ha partecipato, in un gruppo di progettazione coordinato dal Comune di Firenze, alla progettazione preliminare della Cassa di espansione in località Argingrosso Firenze.