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La nostra attività interessa i bacini idrografici in sinistra del fiume Arno, tra Rignano sull’Arno e Marcignana di Empoli nei comprensori di bonifica n.21 (Valdelsa) e n.22 (Colline del Chianti).


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Prima della costituzione dello Stato Italiano la legislazione vigente riservava spazi limitati all’intervento pubblico in materia di bonifica idraulica, essendo prevalente la concezione meramente privatistica dell’istituto consortile. In tale contesto tutte le attività di tipo consortile furono lasciate alla libera iniziativa degli stessi proprietari dei terreni da bonificare, i quali intervenivano singolarmente o con associazioni di carattere provvisorio.

La prima norma che, sia pure in modo sommario regolamentava l’istituto consortile, ignorato dal precedente codice Napoleonico e da quello Albertino, compare nel Codice Civile del 1865, art. 657 disponendo che “Coloro che hanno interesse comune nella derivazione e nell’uso dell’acqua, e nella Bonificazione e nel prosciugamento dei terreni, possono riunirsi in consorzio al fine di provvedere all’esercizio, alla conservazione e alla difesa dei loro diritti. L’adesione degli interessati e il regolamento del Consorzio debbono risultare da scritto”.

Successivamente le Leggi speciali emanate in materia di bonifica delinearono meglio la figura del consorzio orientandosi verso la natura pubblicistica di questo ente in virtù dell’interesse pubblico che la bonifica realizza con il risanamento igienico delle terre paludose e con la trasformazione delle strutture agricole. Significativa in tale senso fu la Legge 25.6.1882 n° 269, nota come “Legge Baccarini”, che rese possibile l’intervento dello Stato per l’esecuzione di bonifiche di prima categoria e cioè delle opere ed attività dirette ad un grande miglioramento igienico o agricolo del territorio.

La Legge Baccarini prevedeva che, per tali opere, lo Stato sostenesse il 50% della spesa, che il 25% fosse a carico di Comuni e Provincie e che il restante spettasse ai privati direttamente beneficiati. Le bonifiche di seconda categoria, ritenute di minore importanza in quanto non assumevano rilevanza di interesse pubblico, restavano a carico dei privati, salvo i casi in cui l’interesse pubblico si dimostrava non trascurabile; in questo caso lo Stato e gli altri enti locali intervenivano per il 30% della spesa.

E’ importante rilevare che la Legge Baccarini per la prima volta poneva il problema della personalità giuridica dei Consorzi, implicita nella affermazione della loro capacità di stare in giudizio ed imporre tributi ai propri consorziati con i privilegi consentiti allo Stato. Leggi successive (4.7.1886, n° 3962; 6.8.1893. n° 236; 18.6.1899, n° 236; Testo Unico 22.3.1900, n° 195) stabilirono che l’esecuzione delle opere di bonifica di prima categoria potesse essere affidata in concessione anche a favore dei Consorzi dei proprietari, delle Provincie e dei Comuni interessati. In virtù di tale norma ai Consorzi concessionari delle opere di bonifica di prima categoria veniva riconosciuta non solo personalità giuridica ma anche veste di veri e propri enti pubblici.

Con il Testo Unico 22.3.1900, n° 195 ed il successivo Regolamento di attuazione approvato con R.D.L. 8.5.1904, n° 368, tuttora in vigore, risultò ampliato il concetto di bonifica giacché accanto alla bonifica idraulica furono considerate le opere riguardanti le strade di comunicazione interessanti il territorio bonificato, i lavori di arginatura dei fiumi e dei torrenti ed i lavori di rimboschimento dei bacini montani, purché collegati alle opere di bonifica.

In seguito vennero emanati due ulteriori atti legislativi, il D.L. 18.8.1918, n° 1255 ed il Testo Unico approvato con R.D. 30.12.1923, n° 3256, i quali precisarono ulteriormente le modalità di costituzione dei Consorzi, i loro compiti e i criteri di classifica delle opere di bonifica.

Con il Testo Unico approvato con R.D. 13.2.1933, n° 215, che tuttora rappresenta la Legge fondamentale in materia di bonifica, fu ordinata organicamente e sistematicamente tutta la legislazione riguardante lo specifico settore. In particolare fu introdotto per la prima volta nell’ordinamento italiano un regime giuridico unitario per quell’insieme di interventi, definiti di bonifica integrale, costituiti da tutte le opere pubbliche e private aventi finalità di difesa, tutela e valorizzazione del territorio (opere di sistemazione idraulica, opere di scolo, drenaggio, dighe di ritenuta, casse di espansione, opere di utilizzazione delle acque a fini irrigui). Il meccanismo previsto per assicurare l’effettiva realizzazione degli interventi di bonifica fu quello di integrare l’intervento pubblico con l’attività privata.

Allo Stato fu riservata la competenza ad eseguire le opere pubbliche di bonifica mentre i privati erano obbligati ad eseguire le opere private, complementari rispetto alle opere pubbliche e necessarie per la migliore utilizzazione di queste ultime.

I Consorzi di Bonifica vennero espressamente definiti “persone giuridiche pubbliche” e ad essi fu attribuito il potere di imporre contributi alle proprietà consorziate per l’adempimento dei propri fini istituzionali in modo proporzionale al beneficio ricevuto: esecuzione, manutenzione ed esercizio delle opere pubbliche di bonifica (art. 59).

Il Codice Civile del 1942 (artt. 857 e segg.) ha sostanzialmente recepito i criteri ispiratori del R.D. n° 215/1933.

L’attività di bonifica ha anche rilievo costituzionale, giacché l’art. 44 della Costituzione configura la bonifica delle terre, seppure nel quadro della disciplina pubblicistica della proprietà terriera, come uno degli strumenti essenziali al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali nell’agricoltura.

A seguito della istituzione delle Regioni a statuto ordinario il legislatore, con D.P.R. 24.7.1977, n° 616, in attuazione della delega contenuta nell’art. 1 della Legge 22.7.1975, n° 382, ha provveduto a disciplinare il trasferimento e le deleghe delle funzioni amministrative alle Regioni nelle materie indicate nell’art. 117 della Costituzione, fra le quali figura quella della “agricoltura e foreste” nel cui ambito è ricompresa la bonifica.

Pertanto attualmente la disciplina dei Consorzi di bonifica e delle opere di bonifica e di miglioramento fondiario rientra nelle competenze regionali.

Recentemente la Legge 18.5.1989, n° 183, con la quale è stata attuata la fondamentale disciplina della difesa del suolo, ha ricompreso anche i Consorzi di Bonifica tra i soggetti preposti alla difesa del suolo in relazione alle proprie competenze. Consorzi esplicitamente citati anche nella Legge 5.1.1994, n° 36, che dà disposizioni in materia di risorse idriche e nel D.Lgs. 11 maggio 1999, n° 152 dove si indica che i Consorzi di Bonifica concorrono alla realizzazione di azioni di salvaguardia ambientale e di risanamento delle acque anche al fine della loro utilizzazione irrigua, della rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e della fitodepurazione.

Il quadro normativo è completato dalle Leggi in materia emesse dalle singole regioni.

La Regione Toscana è intervenuta in tema di bonifica con due atti legislativi fondamentali: la L.R.T. 83/1977 e la L.R.T. 5 maggio 1994, n° 34, Norme in materia di bonifica che sostituisce la precedente.

Nell’ articolo 1 della citata Legge 34/94 viene chiaramente definito il campo di attività della bonifica riconosciuta come un “mezzo permanente finalizzato allo sviluppo, alla tutela e alla valorizzazione delle produzioni agricole, alla regimazione delle acque e alla tutela dell’ambiente e delle sue risorse naturali”.

La legge, oltre ad individuare il complesso degli interventi finalizzati alla bonifica, stabilisce la necessità di “adeguare, completare e mantenere le opere di bonifica già realizzate” e riconosce la necessità di strumenti previsionali quali i piani generali di bonifica (art. 2). A riguardo gli articoli 8, 9, 10 definiscono i contenuti del piano generale di bonifica, la tipologia delle opere con finalità di bonifica ed infine le procedure di redazione ed approvazione del piano stesso.

Nel capitolo III (Soggetti) e IV (Disciplina dei Consorzi di Bonifica), vengono chiariti i ruoli dei diversi soggetti coinvolti nelle attività di bonifica e stabilita la struttura organizzative e di autogoverno dei consorzi. In particolare viene stabilito che le funzioni amministrative di competenza regionale in tema di bonifica sono esercitate dalle Provincie (art. 11). Viene inoltre ribadito il carattere di persona giuridica pubblica dei Consorzi di Bonifica i quali concorrono con la Regione e con gli enti locali a perseguire le finalità della bonifica (art. 12). In particolare, tra altre importanti funzioni, i consorzi formulano le proposte da inserire nel programma regionale di bonifica e provvedono alla progettazione, alla esecuzione in concessione ed alla gestione delle opere pubbliche di bonifica.

La L.R.T. 34/94 è stata aggiornata con successive modifiche e integrazioni i cui testi, insieme a tutta la normativa riguardante il settore, sono disponibili qui.

ATTENZIONE
Ai sensi della L.R. 79/2012 il Consorzio di Bonifica della Toscana Centrale è stato soppresso il 28 febbraio 2014 e a decorrere dal 1 marzo 2014 è subentrato in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi, nelle competenze amministrative e territoriali e nelle funzioni di programmazione ed esecuzione delle attività tecnico-operative, il Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno.
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