L'indice “IDraulico” (iID) è dato dalla combinazione moltiplicatoria dell'indice di "Fragilità“ e dell'indice di "Comportamento".
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L’indice di “FRagilità ” idraulica (iFR) - a sua volta combinazione degli indici di “Pericolosità ” idraulica e di “Intensità” delle opere - esprime il grado di fragilità idraulica complessivo del territorio, correlato sia allo stato potenziale di accadimento di eventi calamitosi sia alle misure mitigatorie messe in atto.
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L’indice di “PEricolosità” (iPE) rappresenta la probabilità di accadimento degli eventi idraulici calamitosi presi a riferimento, i.e. l’allagamento a) per esondazione e b) per ristagno. A tali fenomenologie fanno rispettivamente riferimento due specifici sub-indici, denominati di “ALluvionabilità” (siAL) e di “RIstagno” (siRI), combinati in modalità additiva pesata. Per tenere conto della variabilità spaziale della pericolosità media all’interno delle Unità Funzionali, è definito un terzo sub-indice, denominato di “POsizione” (siPO). Dunque
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L’indice di "INtensità" (iIN) costituisce una misura rappresentativa dell'effettiva attività di bonifica, espressa in termini di costi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere a tal fine presenti sul territorio.
Con l’indice di "COmportamento" (iCO) viene rappresentato l’effettivo impegno del sistema idraulico di bonifica indotto dalle diverse proprietà idrologiche di suolo e soprasuolo e dalla distribuzione delle sollecitazioni pluviometriche, cui puntualmente corrispondono i sub-indici di “SUolo” (siSU) e di “PRecipitazione” (siPR).
In definitiva, l’indice idraulico è ottenuto per seguente combinazione di prodotti normalizzati:
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Di seguito si descrivono più dettagliatamente gli indici sopra indicati.
L'indice di Pericolosità (iPE) viene qui definito come una misura relativa della pericolosità idraulica – non del rischio - cui soggiace il territorio consortile. Esso è composto da una parte omogenea rappresentativa del livello medio di Unità Funzionale
e da una seconda distributiva (a scala di foglio catastale) variabile all’interno della medesima Unità [siPO]. L’assunzione di un livello medio rappresentativo del grado di pericolosità sottende l’ipotesi solidaristica intra-unitaria, pur ridistribuito a fondo scala non nullo in base alla posizione relativa all’interno dell’Unità Funzionale.
Dunque, la scala spaziale di riferimento terminale è il foglio catastale.
La fenomenologia presa a riferimento, soggetto di pericolosità, è duplice:
La prima tipologia, in generale caratterizzata da più elementi di pericolosità – topologia e dinamica delle esondazioni, velocità della corrente, battente di inondazione, .. - è di determinazione complessa e dipendente dal rapporto, spazio-temporalmente variabile, tra sollecitazioni idrologiche – eventi meteorici critici - e capacità di deflusso del reticolo idrografico. Per la seconda tipologia si è assunto rappresentativo il fattore soggiacenza a sommità arginali, indicatore geometrico oggettivo e di significatività omogenea (essendo determinabile su medesimi strati informativi) sull’intero Comprensorio. La combinazione in termini di media pesata dei due sub-indici permette di tenere conto della diversa entità di pericolosità delle due fenomenologie, legate a diverse frequenze temibili di accadimento e caratteristiche di avvenimento. Pur nell’ambito della logica solidaristica già citata, per tenere conto della reale non uniformità della pericolosità cui sono soggette zone diverse della medesima Unità Funzionale si introduce il sub-indice di Posizione che, a scala di singola cella 10x10 m2 del DEM ufficiale dell’Autorità di Bacino del F. Arno, discrimina le aree direttamente soggette a pericolosità idraulica dalle altre. Il criterio discriminante è la posizione entro un intorno laterale ed altimetrico delle aree alluvionali e/o soggiacenti. Tali valori, aggregati a scala di foglio catastale, definiscono la percentuale di area all’interno del singolo foglio soggetta a pericolosità diretta. L’indice di Posizione è quindi ottenuto riscalando tale percentuale entro un range di variabilità accettabile prefissato, a minimo non nullo.
L'indice di Intensità (iIN) è un parametro rappresentativo della distribuzione nel territorio dell'onere che il Consorzio deve sostenere nelle manutenzioni delle opere di bonifica e difesa idraulica, cui vengono concettualizzate tutte le pertinenze consortili. La scala spaziale di riferimento è l’Unità Funzionale. Evidentemente, di tali opere fanno parte in linea di principio elementi puntuali – casse di laminazione, briglie e traverse, .. - lineari – canali, tratti idrografici artificiali - ed anche areali, come le sistemazioni di versante. L’onere di manutenzione è in generale funzione di caratteristiche dimensionali proprie dell’opera, di sollecitazioni idrauliche esterne e della strategicità funzionale all’interno dell’unità idrografica omogenea. La specifica funzionalità idraulica dell’opera determina inoltre il riferimento spaziale della propria efficacia, che in generale può non limitarsi all’unità funzionale in cui è collocata ma estendersi, ad esempio, a valle, come nel caso delle opere di laminazione. La combinazione dei suddetti elementi, pesati sulla base del relativo onere, esprime la diversa misura di intensità delle opere, che ovviamente tende ad essere proporzionale al rischio idraulico dell’area. Per la determinazione dei pesi rappresentativi i costi delle attività di manutenzione delle varie tipologie di opere si sono adottati i seguenti elementi di valutazione:
In definitiva, l’Indice di Intensità di UnitàFunzionale è ottenuto per somma normalizzata dei valori rappresentativi degli oneri di manutenzione e gestione di tutte le opere recanti ad essa beneficio di bonifica. A tale fine è stato preventivamente effettuato l’esatto censimento – e relativa georeferenziazione - delle opere idrauliche e di bonifica presenti nel territorio.
L'indice di Comportamento (iCO) è un parametro rappresentativo della effettiva sollecitazione idraulica prodotta sul territorio ed indotta nel sistema di drenaggio in stato di fragilità, in conseguenza degli afflussi meteorici e del filtro di trasformazione afflussi-deflussi. La scala spaziale di riferimento è l’Unità Funzionale. In base alla considerazione che, sia dal punto di vista della formazione degli eventi di piena (pericolosità per esondazione) che dal punto di vista della gestione idrica in generale (ristagni, franchi di bonifica, .. ) l'accumulo dell'afflusso meteorico negli strati profondi a seguito dell'infiltrazione costituisce in genere un vantaggio, si definisce in questo contesto, quale indicatore di comportamento cimentante il sistema, il rapporto fra i volumi meteorici (pioggia lorda) ed i corrispondenti volumi defluiti superficialmente (pioggia netta). Poiché il comportamento territoriale così definito – ovvero la capacità di produrre valori di deflusso superficiale a seguito di determinati eventi di precipitazione - dipende, da un parte, in maniera fortemente non lineare da molti fattori legati sia allo stato dei suoli sia al tipo di evento meteorico – concettualizzati in molteplici maniere da diversi modelli di infiltrazione e trasformazione afflussi-deflussi - e, dall’altra, dal tipo di fragilità idraulica di riferimento –la capacità di contenimento delle piene nei collettori di acque alte piuttosto che il drenaggio condizionato delle acque basse -, avendo inoltre effetti diversi a seconda della specifica configurazione del sistema idraulico – mutante in relazione agli interventi di mitigazione, ..- si è preferito rappresentarlo in maniera più robusta ed oggettiva possibile tramite semplice caratteristiche medie di suolo, soprasuolo e precipitazione, indipendentemente da filtri modellistici. Dunque, si definisce l’indice di Comportamento come produttoria di due sub-indici denominati di Suolo (siSU) e di Precipitazione (siPR). Il sub-indice di Precipitazione intende tenere conto della diversa distribuzione spaziale, all’interno dell’intero Comprensorio, dei campi di precipitazione.
L'indice Economico (iEC) deve fornire la diversa entità del valore fondiario o del reddito di ciascun immobile tutelato dall'attività di bonifica. Le attività della bonifica vengono finalizzate non soltanto alla valorizzazione dei terreni agricoli, ma anche, e talvolta in via prioritaria, alla tutela dell'equilibrio idrogeologico di zone che hanno definitivamente perso la primitiva destinazione agricola per diventare sedi di attività industriali, sociali, etc. La regimazione dei principali corsi d'acqua del comprensorio provoca non solo il beneficio evidente alle attività ed agli insediamenti di fondovalle, ma ha anche conseguenze indirette che si generalizzano in tutto il comprensorio, più precisamente su ciascuna Unità Funzionale. Sono quelle che derivano dalla tutela dei terreni dove sorgono infrastrutture di utilità generale, che in mancanza dell'attività di bonifica non potrebbero funzionare regolarmente. I parametri di valutazione devono tener conto, oltre che delle caratteristiche intrinseche degli immobili, anche della destinazione dei suoli. L'alto numero di immobili e l'estrema varietà di caratteristiche di ciascuno di essi, siano agricoli o extragricoli, rendono impensabile determinare un indice economico calcolato sulla base di un confronto dei valori fondiari (c'è da considerare l'intrinseca difficoltà di una stima come quella relativa al valore fondiario, la quale deve tener conto anche, se non soprattutto, di un elemento così poco quantificabile quale la valutazione contingente da parte del mercato) e quindi sui rapporti esistenti tra di essi, mancando tra l'altro qualsiasi fonte attendibile ed obiettiva su cui basarsi. Non è da trascurare poi la considerazione che il danno evitato non è quello supposto conseguente a eventi catastrofici, per i quali anche le opere di bonifica possono far poco, ma è quello che produrrebbe un dissesto idrogeologico generalizzato a seguito di eventi con tempi di ritorno brevi; il valore atteso del danno sembra così correlato non ai valori patrimoniali degli immobili difesi, ma al reddito che gli immobili non sarebbero in grado di produrre a seguito di stati di disagio e sofferenza idraulica. E' perciò più utile, in questo caso, il ricorso al criterio del reddito che, oltre ad essere più facilmente quantificabile in via analitica, risulta ufficialmente certificato attraverso la rendita catastale. Risulta corretto considerare dati obiettivi nella valutazione della produzione di reddito le stime censuarie catastali. Operando sui dati forniti dal catasto, bisogna tuttavia tener presente che nella rendita catastale (immobili extragricoli) va individuata la rendita relativa al suolo, distinguendola da quella relativa al soprassuolo. Poichè gli effetti della bonifica riguardano il suolo, si devono confrontare redditi di suolo nudo. Va altresì rilevato che l’incidenza del suolo nella concorrenza alla formazione del reddito di un immobile varia non solo da zona a zona ma anche, all’interno di una medesima zona omogenea, tra categoria e categoria di fabbricato. A differenza di quanto avviene per i redditi domenicali (immobili agricoli), basati su elementi agronomici intrinseci ai terreni stessi, le rendite catastali sono, infatti, influenzate anche da fattori estrinseci non direttamente connessi con l'attività di bonifica. In sostanza il reddito di questi immobili deriva da un lato dalla garanzia offerta dall'attività di bonifica contro il rischio idraulico, e dall'altro dalla presenza di opere ed infrastrutture di base (viabilità, reti fognarie, ecc.), dalla disponibilità di servizi pubblici (energia elettrica, rifornimento idrico, ecc.) e infine dalla localizzazione. L’incidenza, determinata in modo opportuno, di suolo equivalente afferente ciascun immobile, costituisce parte dell'indice economico per gli immobili con destinazione extra-agricola. Per quanto attiene i terreni, si fa riferimento ad un incidenza di suolo, ovviamente, del 100%. L'altro fattore moltiplicativo di cui si deve tener conto è l'incidenza dei fattori extra-bonifica ("coefficienti relativi alle infrastrutture"). In definitiva, dunque, il prodotto dei "coefficienti di incidenza suolo" e dei "coefficienti relativi alle infrastrutture" fornisce gli indici economici per le varie Categorie di immobili, per i vari Comuni. Con tale metodologia si viene dunque a determinare, per ciascun immobile, la rendita relativa al suolo, consentendo così di determinare i rapporti economici esistenti tra i diversi suoli, siano essi agricoli o extra-agricoli, in coerenza con la definizione assunta di Indice Economico.
Il prodotto dell’Indice Idraulico - variabile per Foglio Catastale - per l'Indice Economico -variabile per Comune e Categoria d’Immobile - determina l’Indice di Beneficio, di numerosità pari al prodotto dei ranghi delle matrici di base, ovvero diversificato per Foglio Catastale {821}, Comune {17} e Categoria d’Immobile {3 – A/B/C;D/E;Terreni}.
Per la ripartizione finale si reputa preferibile fare riferimento alla base imponibile ai fini I.C.I. –i.e. ai valori- piuttosto che alle rendite catastali. Ciò non muta l’oggettività del criterio, essendo i primi proporzionali ai secondi attraverso i coefficienti moltiplicativi di ragguaglio delle rendite catastali a valori d’immobile [
Extra-Agricoli
A, B, C
esclusi A/10 e C/1: 100.00/100.00; Extra-Agricoli
D e A/10: 50.00/100.00; Extra-Agricoli
C/1: 34.00/100.00; Agricoli [T]: 89.29/100.00].
Moltiplicando i vari redditi (redditi dominicali e rendite catastali) di ciascun immobile del Comprensorio per i suddetti coefficienti di omogeneizzazione dei valori fondiari, per l'Indice di Beneficio di pertinenza, e sommando sulla totalità degli immobili, si ottiene la "rendita complessiva consorziale".
Tale rendita, rapportata alle entrate tributarie per ruoli del bilancio del Consorzio, determina il coefficiente moltiplicativo (K) che serve per determinare poi l'onere effettivo che compete a ciascun immobile.
Ai sensi della L.R.T. n. 38/03 e ss.mm. e ii., art. 16, comma 7, «I gestori del servizio idrico integrato di cui alla legge regionale 21-7-1995, n. 81 e i comuni per l'eventuale quota riferibile alle acque meteoriche non ricomprese nella definizione di "acque reflue urbane" di cui all'art. 2, primo comma, lettera i) del decreto legislativo 11-5-1999, n. 152, sono tenuti a contribuire alle spese dei consorzi di bonifica, o degli altri soggetti competenti, in relazione al beneficio tratto, nell'ambito dei servizi loro affidati, dalla gestione delle opere di bonifica, del reticolo e delle opere idrauliche. A tal fine i consorzi di bonifica, le comunità montane e le province interessate provvedono all'adeguamento dei vigenti piani di classifica». Il beneficio di cui trattasi è, dunque, quello tratto dai Gestori del S.I.I. (o dagli altri soggetti di cui alla L.R.T. 38/03), nell’ambito del servizio ad essi affidato, dalla gestione, da parte dei Consorzi e/o C.M. e/o Provincie, delle opere di bonifica, del reticolo e delle opere idrauliche.